Una mattina come tante di un giorno come tanti,
eppure mai e poi mai avrei pensato che da un gesto "banale"come può essere cucinare una zuppa di pesce sarebbero scaturite così tante riflessioni...
Nella mia vita è sempre successo tutto allo stesso modo: qualcosa attira la mia attenzione e, sia che io lo voglia o meno, finché non mi lascio acchiappare mi segue e si manifesta sotto varie forme e segnali.
E' capitato sempre così ormai da quasi più di trent'anni, ragione per cui se non voglio qualcosa inizio ad averne paura perché tanto prima o poi ci sbatto il muso: non ho paura di farmi male, semplicemente temo di rialzarmi in modo diverso e di perdere una parte di me che fino a quel momento mi aveva permesso di crescere e apprendere tante cose in un certo modo e con un tale trasporto!
Allo stesso tempo quella paura mi eccita e mi attrae come una forza da cui non riesco a non farmi leccare: sì, proprio come una lingua che sinuosa ti puntella, ti bagna e ti corrompe con il calore della sua danza misteriosa.
I preparativi sono durati circa due ore (tolto il tempo di acquisto dei vari pesci...neanche questo casuale) e vi assicuro che a me sono sembrati molto più brevi, ma così carichi di significati da rendermi molto stanca non appena finito.
Si inizia con lo sminuzzare la carote, il sedano, la cipolla (io l'ho messa rossa perché resta più dolce e si sposa meglio con il pesce) e a piacimento il peperoncino fresco che esalta il sapore di tutti gli ingredienti e mette un pizzico afrodisiaco a questo pasto (a questa vita!).
In una pentola capiente e antiaderente (io l'ho fatto ne la mia fantastica " Le Creusette"in ghisa di fabbrica francese) si versa il tutto insieme a dell'olio d'oliva extravergine (lo preferisco) e a fuoco basso lo si lascia scottare (io aggiungo qualche cucchiaio d'acqua per renderlo più salutare).
Si comincia a sminuzzare in tanti piccoli filetti i vari pesci partendo da quelli più grossi: io ho scelto la gallinella, ma la coda di rospo è altrettanto buona (sicuramente più prelibata, ma anche costosa).
Poi seppie, calamari, scampi, gamberoni reali, triglia, merluzzo, salmone.
Non buttate via le lische dei pesci perché bisognerà metterli a bollire in pentola per mezzora e saranno il nostro prelibato brodetto.
Una volta che il fumetto (o soffritto) è pronto aggiungiamo tutti i pesci di cui sopra, vino bianco, sale (io ne metto pochissimo visto che il pesce è già salato e questa volta ho usato il sale rosa dell'Himalaya...mi piace conoscere il mondo a partire da ciò che mangia) e lasciamo cuocere.
Appena il vino comincia ad evaporare ho aggiunto il pomodoro (ovvio fresco sarebbe il top, ma vista la stagione i pelati fatti con le mie mani l'estate scorsa sono più che ottimi) e man mano ho aggiunto il brodetto.
Tempo di cottura due ore e mezza, senza mai mescolare perché il pesce si disfa tutto, un profumino in casa che oltre ai vicini ha mandato in gloria pure i gatti del paese...
La si può accompagnare con fette di pane in bruschetta strofinate con l'aglio (fregatevene dell'alito tanto chi mangia con voi berrà tanto di quel vino bianco insieme a voi che sarà l'ultimo pensiero..;)) o crostini di pane che appena tuffati nella zuppa calda si sciolgono in bocca e succhiano tutto il sapore di questo piatto divino.
Che dire è un trionfo per la vista ma anche per il palato!
Il bello è che tutto ciò che ho messo in quella zuppa e il modo con cui l'ho fatto mi ha suggerito un'emozione:
- il pesce mi ricorda me bambina che mi divertivo a studiare i vari pesci ruotandoli tra le mie mani e ad ognuno davo un nome e un compito nel mio gioco (catturare o liberare uno scampo era il mio preferito...mi ha sempre affascinato l'armatura che si porta appresso tutta la vita, ma il colore è delicato come la sua anima, ammesso che si abbia già avuto il piacere di gustarla);
- il pesce vive nel mare e qua i ricordi e le sensazioni sono tantissimi, risvegliati anche dal profumo che ha, dalla sabbia che ci rimane attaccata e dai tanti giochi inventati da bambina su quella "terra"tanto strana...caldissima di giorno e fredda (morta) di notte!
- carote e cipolla...sono alimenti come dire "scontati"eppure hanno fatto sopravvivere tanta gente in momenti difficili e ancora un grazie a questa natura che ci offre il sostentamento nonostante non sempre le siamo troppo riconoscenti;
- l'olio...forse ci vorrebbe un capitolo a parte, quanta vita dentro a quell'elisir dai tempi dei tempi!
- il sale..da quando è stato scoperto non si è più riusciti a farne a meno, in Italia abbiamo la "Salaria", una preziosa testimonianza di quanto fosse importante nei commerci locali e d'oltralpe.
- il vino, come l'olio, merita tanta attenzione, qui ha risvegliato i ricordi di un momento condiviso e di festa come la vendemmia e la sensazione che lascia alla pelle e all'anima;
- il pomodoro è un frutto ricco di proprietà non trascurabili e poi mi ricorda un momento di convivialità con la mia famiglia della stessa stregua delle formiche che facevano le provviste per affrontare il generale Inverno.
Queste sono le emozioni che ho voluto condividere con voi, poi ce ne sono altre legate al periodo che risvegliano ricordi lontani, ma presenti come fosse ieri...
Eppure non è mai solo una zuppa di pesce...
Buon Appetito!
Adhara, ti prego, ti scongiuro, ti supplico...altre ricette.
RispondiEliminaé bellissimo il tuo modo di avvicinarti, di pensare, collcare, gustare ogni singolo ingrediente. Perché sì, il cibo racchiude più di una storia. La storia del popolo (o dei popoli) che su quell'alimento ci ha (o ci hanno) costruito tutta una cultura.La particolarissima storia di quell'alimento, quel singolo pesce, quel singolo pomodoro che è cresciuto e si è sviluppato in un determinato ambiente: E la storia di noi mentre di quel cibo ci nutriamo.
Si sentiva il profumino anche qui...
Grazie...troppo carina!!:))
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